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Successo dell’incontro organizzato dal Cespos e coordinato da Gemma Lo Presti, nostra consigliere al Comune di Catania. Tra gli interventi, quello del magistrato Caterina Chinnici, assessore regionale alla Famiglia.
La Sicilia, 25 novembre 2009 
No al silenzio, sì alla denuncia. E invece sono poche le vittime che denunciano e il silenzio può durare anche una vita intera. Sono alcune delle considerazioni emerse ieri sera al convegno, con successivo dibattito, che si è svolto alle Ciminiere per iniziativa del Cespos (Centro studi politico-sociali). Il tema, "Donne e violenza, tra silenzio e denuncia", è stato affrontato da donne che per la loro professione hanno studiato il fenomeno e ne conoscono le dinamiche, e da un sacerdote, don Ignazio Mirabella, parroco della chiesa S. Gaetano alla Marina. «Chi usa violenza non bussa alla porta perché ha già le chiavi di casa», ha esordito Gemma Lo Presti (nella foto a sinistra) , consigliere comunale che ha moderato l’incontro, al quale ha partecipato un pubblico molto attento, fra cui tante donne rappresentanti del mondo politico (tra queste l’assessore regionale Caterina Chinnici), delle associazioni, delle forze dell’ordine e delle forze armate. Perché le donne si trovano in situazioni di violenza domestica? Perché a volte «scelgono persone distruttive per la loro vita e non si avvedono di determinati gesti - ha spiegato il viceprefetto vicario Annamaria Polimeri - che dovrebbero essere come dei campanelli di allarme, e invece annullano le loro difese sottoscrivendo un patto con il loro carnefice. Ma quello che è più grave è la violenza psicologica, che porta le vittime ad essere private anche della loro volontà di esistere ». E non solo: «La persona offesa cade in uno stato di profonda prostrazione - ha aggiunto il magistrato Marisa Scavo - al limite della propria libertà. Per questo gli atti di persecuzione, nel caso di stalking, non vanno mai sottovalutati, dovremo inoltre fornire alla persona offesa sostegno psicologico, un ricovero per allontanarla da casa, e una difesa legale specializzata».  Secondo i dati dell’Istat sono 6,743 milioni le donne che hanno subìto nel corso della propria vita violenza fisica e sessuale, tre milioni quelle che hanno subìto aggressioni durante una relazione o dopo averla troncata. Si tratta di violenze domestiche soprattutto a danno di mogli e fidanzate: 8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi hanno subìto le aggressioni in casa. Un milione di donne hanno subìto uno stupro o un tentato stupro. Sono numeri che non lasciano spazio a una tregua in una guerra atavica. La violenza sulle donne, da quando sono bambine all’età più matura, riceve sempre nuova linfa, nonostante le condizioni sociali di vittima e carnefice siano mutate: oggi le vittime, in quasi il 50 per cento dei casi, infatti, appartengono a strati sociali medio alti e spesso sono donne economicamente autonome. Una vera e propria piaga che non conosce neanche confini geografici (dati simili sono stati rilevati a Catania e a Venezia), come ha messo in rilievo Pina Ferraro, assistente sociale: «Da oltre 10 anni mi occupo di violenza alle donne a Catania - ha affermato - la cortina di ferro e l’omertà si sta pian piano sgretolando. Sono infatti attivi i centri antiviolenza che aiutano la donna nel percorso di fuoriuscita dalla violenza, con gruppi ch e forniscono anche consulenza legale specifica». Nella nostra città il fenomeno sembra che non conosca quartiere, da Librino, alla Civita e San Cristoforo i casi sono tanti, vecchi e nuovi. Padre Mirabella ha messo in rilievo la difficoltà di aiutare le vittime, che non denunciano: «Io dico a tutte - afferma il sacerdote - coloro che mi parlano di drammi familiari di questo tipo: prestare la parola». Molto applaudito per l’intensità dei contenuti e per la bellezza dell’interpretazione il contributo dell’attrice Guia Jelo, che ha scelto alcuni passi dal libro di Aurelio Grimaldi, "I violanti". La prof. Pina Mendorla, docente di Psicologia dinamica all’Università di Catania, ha quindi parlato delle violenze in gravidanza, un forma di sopruso che reca danno alla donna e al nascituro, causa spesso di aborti e malformazioni. «Quante donne tentano di sfuggire al violentatore rifugiandosi nell’alcol e nella droga - ha rilevato la docente - Dobbiamo auspicare la soppressione del tabù del silenzio». (nella foto, Caterina Chinnici) |